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In my heart, I think a woman has two choices: either she's a feminist or a masochist.

(Gloria Steinhem)











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Frutti amari della storia americana

gerdaphoto | 28 Aprile, 2008 19:25

 

Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolias, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.

 

 

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Making movies in Iraq

gerdaphoto | 20 Aprile, 2008 15:45

 

Baghdad Film School: Making Movies in Iraq

Le voci degli Iracheni sono state messe a tacere da anni di dittatura, guerra e occupazione. Nel 2004, due registi iracheni residenti a Londra, Kasim Abid e Maysoon Pachachi, hanno fondato l'Independent Film & Television College a Baghdad, allo scopo di insegnare ai giovani iracheni a raccontare le proprie vite attraverso i film. La scuola, finanziata da organizzazioni internazionali, sindacati e donazioni di privati, e' gratuita. Nonostante le condizioni difficili e pericolose di Baghdad, gli studenti sono riuscita a produrre 11 documentari, che illuminano la vita quotidiana dell'Irak. 

Il 25 marzo, 2008 il progetto "Baghdad Film School" e' stato presentato a New York. Potete ascoltare la registrazione sul sito: http://www.arteeast.org/pages/events/437

 
Baghdad Days

Diretto da Hiba Bassem, 2005

Hiba Bassem, una giovane donna di Kirkuk, torna a Baghdad dopo la guerra, per terminare i propri studi all'Accademia di Belle Arti. Il film e' un diario del suo anno, e mostra i suoi sforzi per terminare i propri studi in una citta' semi-distrutta, dove e' difficile trovare alloggio, un lavoro, gestire i problemi familiari e, soprattutto, sopravvivere. Il film ha ricevuto il New Horizon Silver Award al Al Jazeera International Film Festival a Doha nel 2006, e un Golden Award al Rotterdam Arab Film Festival nel 2006.

Per vedere una selezione del film:

http://link.brightcove.com/services/link/bcpid1460906707/bctid1468256945

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Assata

gerdaphoto | 18 Aprile, 2008 16:23

 

 

Sta per uscire un nuovo film su Assata Shakur, "Assata aka Joanne Chesimard", di Fred Baker, con musiche di Roy Hargrove: http://www.filmsbyfredbaker.com/assata.html.

Ma prima che arrivi nelle sale cinematografiche, sul sito di Assata Shakur, potete vedere una bellissima intervista fatta da Gloria Rolando ad Assata nel 1997, "Eyes of the Rainbow", in cui Assata descrive l'esperienza dell'esilio, la ricchezza e vivacita' della cultura Afro-Cubana e Afro-Americana; l'esperienza del razzismo negli Stati Uniti degli anni '60, e l'attivismo nelle Pantere Nere e nel Black Liberation Army.  

 


 

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PINCHED - Sex, Love and Countercultures

gerdaphoto | 06 Aprile, 2008 17:00

PINCHED e' un gruppo olandese, con sede ad Amsterdam, che organizza incontri, mostre e performances sulla sessualita', l'amore e la pornografia.

Alcune delle domande che affronta: possiamo immaginare una sessualita' liberata dalle rappresentazioni pornografiche commerciali che permeano la nostra vita quotidiana? Come pensare a delle interpretazioni alternative rispetto al dibattito in corso sull'oppressione e lo sfruttamento delle donne nell'iconografia mediatica? Come reagiscono le donne alle rappresentazioni commercializzate della loro sessualita'? Cosa c'e' da imparare dalla rivoluzione sessuale degli anni '60 e '70, ed e'in corso una nuova rivoluzione sessuale?

Quest'anno PINCHED prevede una serie di incontri a tema, una mostra in collaborazione con il centro d'arte, cultura e sviluppo Meneer de Wit, e un festival internazionale, che si terra' il 21 giugno.

Per maggiori informazioni: www.pinched.nl

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Shirin Neshat

gerdaphoto | 24 Febbraio, 2008 22:13

© Shirin NeshatAlla Gladstone Gallery di New York, si è appena conclusa una mostra di Shirin Neshat, una videoartista, regista e fotografa iraniana. Nata nel 1957 a Qazvin, e stabilitasi a New York nel 1974, Shirin Neshat mette a confronto la cultura islamica con quella occidentale, attraverso la contrapposizione tra polarità - apparentemente immutabili -  quali uomo-donna, morte-vita, oppresso-oppressore, libertà-censura,  sacro-profano. Ciò che emerge è una “zona di pensiero” nella quale è possibile immaginare una malleabilità di confini tra i due poli. Grazie all’utilizzo di metafore e simboli, Neshat riesce così a trasportare gli spettatori in uno spazio fatto di interrogativi, che lascia l’osservator* sempre liber* di dare una propria interpretazione dell’opera.

Nel suo ultimo progetto, “Women without men” - iniziato nel 2003 - Shirin Neshat si ispira all’omonimo romanzo della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur che, pubblicato a Teheran nel 1989, fu successivamente proibito. (*)
Nei suoi video, Neshat seziona i fili narrativi ed individuali di cinque storie di donne- intessute da Parsipur - facendo emergere le caratteristiche psicologiche di ogni personaggio, e mostrando come ognuna di esse cerchi di liberarsi dalla propria insoddisfatta esistenza. Come dice la stessa Neshat: “ La scelta di questo tema non è altro che una metafora delle battaglie che sto combattendo: il tema dell’esilio, il bisogno di un rifugio, di un posto che puoi chiamare “casa”, e così via….”.

I due nuovi video proposti a New York, e accompagnati da fotografie, sono  “Munis” e “Faezeh” e aggiungono così altre due storie al ciclo “Women without men”.

MUNIS
E’ la storia di una ragazza, Munis, le cui intense passioni per la giustizia sociale sono continuamente ostacolate dal fratello despotico.
L’essere testimone della morte di un attivista politico, porta Munis a decidere di riappropriarsi della propria vita suicidandosi. Comincia così un magico incontro tra la donna e l’attivista morto.  Ed è soltanto nella morte che Munis riuscirà a provare l’esperienza del sentirsi parte di un fermento, di una agitazione politica. Nonostante ciò, Munis si rende conto che “la realtà” vista da vicino può essere a un tempo promettente e disillusoria.

FAEZEH
Esplora l'angoscia di una donna credente, il cui sogno di un  matrimonio e di una famiglia viene distrutto dal momento in cui subisce uno stupro. Scappando dalla città attraverso un orto magico, la donna si imbatte nella visione di una donna velata che la guida verso la pazzia. Questo pezzo cattura fondamentalmente il crollo emotivo e psicologico di una donna musulmana la cui intera esistenza, moralita e fede religiosa vengono schiacciati a seguito di una violenza sessuale. Mettendo insieme tre dei personaggi del romanzo, Neshat esplora I dilemmi sessuali, politici, psicologici e religiosi che emergono in questo momento particolare della storia iraniana.

Video-installazioni:

Turbulent (1998)
Rapture (1999)
Soliloquy (1999)
Fervor (2000)
Passage (2001) – musiche di Philip Glass
Possessed (2001)
Pulse (2001)
Tooba (2002) – 12’43” (Girato ad Oaxaca – Mexico)
Logic of the Birds (2002) - Multi-media performance
The Last Word (2003) – 18’ (Girato a New York)

Serie “Women without men” (tutti girati in Marocco):
Mahdokht (2004) – 13’35” mn
Zarin (2005)   - 10’00mn  (film in cui recita anche Shahrnush Parsipur)
Faezeh (2008) – 13’42”mn (Musiche di Ryuichi Sakamoto)
Munis (2008) – 12’45”mn (Musiche di R. Sakamoto)

Dal 08 febbraio a Parigi, presso la Galerie Jerome de Noirmont è in corso un’esposizione di Shirin Neshat che durerà fino al 8 Aprile.  La mostra comprende la proiezione dei due nuovi video – Munis e Faezeh – più alcune fotografie.

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(*)
Women without men” fu pubblicato nel 1989 a Teheran per poi essere successivamente proibito. Questo libro costò a Shahrnush Parsipur alcuni anni di prigione e successivamente l’esilio. Ora vive negli Stati Uniti.

sito Shahrnush Parsipur
contatto

La novella, ambientanta nel 1953, anno in cui la CIA reinstalla lo Scià in Iran, tratta della vita di cinque donne, appartenenti a diverse classi sociali. La più anziana, Farrokhlagha, proviene da una vecchia famiglia aristocratica iraniana, e vive una vita protetta da moglie “trofeo” in una prospera Teheran del nord. Mahdokht e la sua amica Faezeh sono invece due ragazze che appartengono alla classe operaia e vivono nella parte meridionale di Teheran. Faezeh è innamorata del fratello di Mahdokht, Amir, e spera un giorno di poterlo sposare. Amir, sempre occupato dal suo attivismo contro lo Scià, se ne accorge e ne rimane seccato dalle continue richieste di amore e di matrimonio da parte di Faezeh. Zarrinkolah, il quarto personaggio, è  una prostituta che vive e lavora nel famoso quartiere “rosso” di Teheran. Infine Munis, una ragazza timida, riservata, proveniente da una famiglia di classe media e un’insegnante in una scuola, è ostaggio della propria verginità e destinata a diventare una vecchia pazza.
Il libro consiste quindi di cinque brevi storie - Farrokhlagha, Mahdokht, Faezeh, Zarrinkolah, e Munis - collegate metaforicamente tra loro tramite il senso di sofferenza che ogni personaggio sente nei confronti della propria vita dalla quale poi fuggirà. Alla fine del libro, infatti, le cinque donne si ritrovano tutte insieme in una casa di campagna, dove danno vita ad una comunità utopica, indipendente dal mondo e dalle sue leggi. Usando una terminologia mitologica femminista, Shahrnush Parsipur descrive la pressione culturale e religiosa che devono fronteggiare le donne nella societa’ iraniana, mettendo in risalto le loro uniche due vie di uscita: la pazzia e il suicidio. Il libro si dimostrò essere una immensa provocazione nei confronti del regime di Khomeini e fu quindi proibito.

 

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Griselda Pollock su Charlotte Salomon

gerdaphoto | 17 Febbraio, 2008 05:01

Griselda Pollock

Gia' mi allontano dai confini della fotografia, per riflettere su arte e femminismo, ma i campi sono inevitabilmente porosi...


qualche mese fa mi sono imbattuta in un'artista e una studiosa straordinarie, entrambe. Il nome di Griselda Pollock lo conoscevo, grazie a qualche raccolta sui Visual Studies, sulla storia dell'arte. E cosi', all'annuncio di una sua conferenza alla Casa delle donne di Roma, mi sono avventurata verso Trastevere e li' ho scoperto questa meravigliosa artista di nome Charlotte Salomon.

Ma e' stata soprattutto la lettura che di Salomon ha dato la Pollock a colpirmi: rifacendosi a Walter Benjamin, ai suoi lavori sulla storia e sul mondo urbano, Pollock si e' interrogata sul rapporto esistente tra il lavoro di Salomon e la sua soggettivita', di donna, artista, ebrea, esiliata (in Francia) e deportata (ad Auschwitz, dove fu uccisa, perche' incinta). In quella che Pollock ha definito una bio-geografia, la vita di Salomon si intreccia con quella delle sue opere, restituendoci la frammentarieta' del suo essere e del suo sguardo sul mondo, la sua messa in discussione della linerarita' e presunta oggettivita' del mondo borghese, patriarcale, cristiano che si sgretola proprio negli anni '20 e '30.
Ma quella di Pollock e' anche una lettura che si interroga sul significato di Salomon per il nostro presente, e proprio il riferimento all'angelo della Storia di Benjamin le permette una riflessione sui frammenti che dell'opera, della vita e della soggettivita' di Salomon ci sono rimasti. In essi vuole recuperare non solo il senso della violenza del nazismo, ma anche l'esperienza di un'artista che nel momento dell'ascesa del nazismo ha trasformato la propria arte in uno strumento di riflessione su di se', sulla costruzione dello spazio patriarcale domestico e urbano. In definitiva, vuole guardare al passato per esprimere un grido contro l'annullamento del pensiero "altro" dalla Storia e recuperare quell'esperienza per riportarla in vita nel presente.

 


 

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