Judith Butler
gerdaphoto | 03 Marzo, 2008 05:34
Video della conferenza del 18 febbraio 2008 presso il Centro de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB)
"Debate La condición humana"
"Judit Butler. La vulnerabilidad y la supervivencia"
video (lingua inglese)
Appuntamento:
giovedì 27 marzo presso l'aula magna della Facoltà di lettere e filosofia di Roma3, Judith Butler e Wendy Brown terranno due seminari correlati sempre sul tema "Sovranità, confini, vulnerabilità"
Orario: dalle 09.00 alle 18.00
in via Ostiense 234 - Roma
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La foto della settimana
nespa | 01 Marzo, 2008 03:54
alcune ci catturano per un secondo...
altre ci rimangono impresse nella memoria ...
altre ancora ci fanno sorridere!
Foto di: Cabinet de fumisterie appliquee' "Glamour"
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Shirin Neshat
gerdaphoto | 24 Febbraio, 2008 22:13
Alla Gladstone Gallery di New York, si è appena conclusa una mostra di Shirin Neshat, una videoartista, regista e fotografa iraniana. Nata nel 1957 a Qazvin, e stabilitasi a New York nel 1974, Shirin Neshat mette a confronto la cultura islamica con quella occidentale, attraverso la contrapposizione tra polarità - apparentemente immutabili - quali uomo-donna, morte-vita, oppresso-oppressore, libertà-censura, sacro-profano. Ciò che emerge è una “zona di pensiero” nella quale è possibile immaginare una malleabilità di confini tra i due poli. Grazie all’utilizzo di metafore e simboli, Neshat riesce così a trasportare gli spettatori in uno spazio fatto di interrogativi, che lascia l’osservator* sempre liber* di dare una propria interpretazione dell’opera.
Nel suo ultimo progetto, “Women without men” - iniziato nel 2003 - Shirin Neshat si ispira all’omonimo romanzo della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur che, pubblicato a Teheran nel 1989, fu successivamente proibito. (*)
Nei suoi video, Neshat seziona i fili narrativi ed individuali di cinque storie di donne- intessute da Parsipur - facendo emergere le caratteristiche psicologiche di ogni personaggio, e mostrando come ognuna di esse cerchi di liberarsi dalla propria insoddisfatta esistenza. Come dice la stessa Neshat: “ La scelta di questo tema non è altro che una metafora delle battaglie che sto combattendo: il tema dell’esilio, il bisogno di un rifugio, di un posto che puoi chiamare “casa”, e così via….”.
I due nuovi video proposti a New York, e accompagnati da fotografie, sono “Munis” e “Faezeh” e aggiungono così altre due storie al ciclo “Women without men”.
MUNIS
E’ la storia di una ragazza, Munis, le cui intense passioni per la giustizia sociale sono continuamente ostacolate dal fratello despotico.
L’essere testimone della morte di un attivista politico, porta Munis a decidere di riappropriarsi della propria vita suicidandosi. Comincia così un magico incontro tra la donna e l’attivista morto. Ed è soltanto nella morte che Munis riuscirà a provare l’esperienza del sentirsi parte di un fermento, di una agitazione politica. Nonostante ciò, Munis si rende conto che “la realtà” vista da vicino può essere a un tempo promettente e disillusoria.
FAEZEH
Esplora l'angoscia di una donna credente, il cui sogno di un matrimonio e di una famiglia viene distrutto dal momento in cui subisce uno stupro. Scappando dalla città attraverso un orto magico, la donna si imbatte nella visione di una donna velata che la guida verso la pazzia. Questo pezzo cattura fondamentalmente il crollo emotivo e psicologico di una donna musulmana la cui intera esistenza, moralita e fede religiosa vengono schiacciati a seguito di una violenza sessuale. Mettendo insieme tre dei personaggi del romanzo, Neshat esplora I dilemmi sessuali, politici, psicologici e religiosi che emergono in questo momento particolare della storia iraniana.
Video-installazioni:
Turbulent (1998)
Rapture (1999)
Soliloquy (1999)
Fervor (2000)
Passage (2001) – musiche di Philip Glass
Possessed (2001)
Pulse (2001)
Tooba (2002) – 12’43” (Girato ad Oaxaca – Mexico)
Logic of the Birds (2002) - Multi-media performance
The Last Word (2003) – 18’ (Girato a New York)
Serie “Women without men” (tutti girati in Marocco):
Mahdokht (2004) – 13’35” mn
Zarin (2005) - 10’00mn (film in cui recita anche Shahrnush Parsipur)
Faezeh (2008) – 13’42”mn (Musiche di Ryuichi Sakamoto)
Munis (2008) – 12’45”mn (Musiche di R. Sakamoto)
Dal 08 febbraio a Parigi, presso la Galerie Jerome de Noirmont è in corso un’esposizione di Shirin Neshat che durerà fino al 8 Aprile. La mostra comprende la proiezione dei due nuovi video – Munis e Faezeh – più alcune fotografie.
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(*)
“Women without men” fu pubblicato nel 1989 a Teheran per poi essere successivamente proibito. Questo libro costò a Shahrnush Parsipur alcuni anni di prigione e successivamente l’esilio. Ora vive negli Stati Uniti.
sito Shahrnush Parsipur
contatto
La novella, ambientanta nel 1953, anno in cui la CIA reinstalla lo Scià in Iran, tratta della vita di cinque donne, appartenenti a diverse classi sociali. La più anziana, Farrokhlagha, proviene da una vecchia famiglia aristocratica iraniana, e vive una vita protetta da moglie “trofeo” in una prospera Teheran del nord. Mahdokht e la sua amica Faezeh sono invece due ragazze che appartengono alla classe operaia e vivono nella parte meridionale di Teheran. Faezeh è innamorata del fratello di Mahdokht, Amir, e spera un giorno di poterlo sposare. Amir, sempre occupato dal suo attivismo contro lo Scià, se ne accorge e ne rimane seccato dalle continue richieste di amore e di matrimonio da parte di Faezeh. Zarrinkolah, il quarto personaggio, è una prostituta che vive e lavora nel famoso quartiere “rosso” di Teheran. Infine Munis, una ragazza timida, riservata, proveniente da una famiglia di classe media e un’insegnante in una scuola, è ostaggio della propria verginità e destinata a diventare una vecchia pazza.
Il libro consiste quindi di cinque brevi storie - Farrokhlagha, Mahdokht, Faezeh, Zarrinkolah, e Munis - collegate metaforicamente tra loro tramite il senso di sofferenza che ogni personaggio sente nei confronti della propria vita dalla quale poi fuggirà. Alla fine del libro, infatti, le cinque donne si ritrovano tutte insieme in una casa di campagna, dove danno vita ad una comunità utopica, indipendente dal mondo e dalle sue leggi. Usando una terminologia mitologica femminista, Shahrnush Parsipur descrive la pressione culturale e religiosa che devono fronteggiare le donne nella societa’ iraniana, mettendo in risalto le loro uniche due vie di uscita: la pazzia e il suicidio. Il libro si dimostrò essere una immensa provocazione nei confronti del regime di Khomeini e fu quindi proibito.
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Griselda Pollock su Charlotte Salomon
gerdaphoto | 17 Febbraio, 2008 05:01
Gia' mi allontano dai confini della fotografia, per riflettere su arte e femminismo, ma i campi sono inevitabilmente porosi...
qualche
mese fa mi sono imbattuta in un'artista e una studiosa straordinarie,
entrambe. Il nome di Griselda Pollock lo conoscevo, grazie a qualche
raccolta sui Visual Studies, sulla storia dell'arte. E cosi',
all'annuncio di una sua conferenza alla Casa delle donne di Roma, mi
sono avventurata verso Trastevere e li' ho scoperto questa meravigliosa
artista di nome Charlotte Salomon.
Ma e' stata soprattutto la
lettura che di Salomon ha dato la Pollock a colpirmi: rifacendosi a
Walter Benjamin, ai suoi lavori sulla storia e sul mondo urbano,
Pollock si e' interrogata sul rapporto esistente tra il lavoro di
Salomon e la sua soggettivita', di donna, artista, ebrea, esiliata (in
Francia) e deportata (ad Auschwitz, dove fu uccisa, perche' incinta).
In quella che Pollock ha definito una bio-geografia, la vita di Salomon
si intreccia con quella delle sue opere, restituendoci la
frammentarieta' del suo essere e del suo sguardo sul mondo, la sua
messa in discussione della linerarita' e presunta oggettivita' del
mondo borghese, patriarcale, cristiano che si sgretola proprio negli
anni '20 e '30.
Ma quella di Pollock e' anche una lettura che si
interroga sul significato di Salomon per il nostro presente, e proprio
il riferimento all'angelo della Storia di Benjamin le permette una
riflessione sui frammenti che dell'opera, della vita e della
soggettivita' di Salomon ci sono rimasti. In essi vuole recuperare non
solo il senso della violenza del nazismo, ma anche l'esperienza di
un'artista che nel momento dell'ascesa del nazismo ha trasformato la
propria arte in uno strumento di riflessione su di se', sulla
costruzione dello spazio patriarcale domestico e urbano. In definitiva,
vuole guardare al passato per esprimere un grido contro l'annullamento
del pensiero "altro" dalla Storia e recuperare quell'esperienza per
riportarla in vita nel presente.
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Mama Cash
gerdaphoto | 17 Febbraio, 2008 04:55
Mama Cash
e' un'associazione internazionale di donne, nata in Olanda nel 1983,
dedicata al finanziamento di progetti di e per le donne. Tra i suoi
"temi", anche i progetti artistici e culturali.
Dal
suo sito: "Art, culture, and media can make important contributions to
the advancement of women’s rights. Images can communicate faster and
often more than words. Art forms of all kinds provide a stellar means
to pose important questions and bring to the fore difficult issues.
Thus Mama Cash supports a street theaterpiece in Morocco about sexual
violence, or a video clip in India that has spurred much local
discussion and awareness of women's rights."
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Premio per donne fotografe
gerdaphoto | 17 Febbraio, 2008 04:51
Ogni anno l'Association des
Femmes Journalistes -- dedicata alla promozione delle donne e
dell'immagine delle donne nei mass-media -- indice un premio, il Prix
Canon de la femme photojournaliste, dedicato al lavoro fotografico di
donne fotogiornaliste.
Le vincitrici sono premiate al Festival di Fotogiornalismo "Visa pour l'Image", che si tiene a Perpignan: www.visapourlimage.com.
Vincitrici delle edizioni passate sono:
Magali
Delporte (2001), Sophia Evans (2002), Ami Vitale (2003), Kristen
Ashburn (2004), Claudia Guadarrama (2005), Véronique de Viguerie
(2006), e Axelle de Russe' (2007) per un reportage sul ritorno delle
concubine in Cina.
Per scaricare il bando:
http://ifougere.club.fr/CanonAFJindex.html
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